8 MARZO, COMPIE DUE ANNI "LUCHA Y SIESTA"

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ROMA - Migranti, italiane, precarie, anziane cadute in povertà, madri sole fuggite o allontanate dalle famiglie: 40 le donne, dai 30 ai 60 anni, che hanno trovato accoglienza e un rifugio protetto al “Lucha y Siesta”, spazio autogestito romano tutto al femminile, che oggi compie due anni. Occupato l'8 marzo 2008 da Action-A (donne di Action Diritti In Movimento, associazione che dal 2002 si batte per il diritto alla casa), da ieri il complesso dell'ex stazione dell'Atac di via Lucio Sestio n.10 è aperto al pubblico, “per restituire alla Festa della donna un significato vero e non celebrativo”, spiegano.

Dibattiti, il mercato bio, spettacoli teatrali e oggi alle 20.30 la presentazione del libro “Segui le donne – da Beirut alla Palestina pedalando per la pace”, illustrato dall'autrice Cecilia Gentile: un confronto di esperienze tra solidarietà femminile, sport e cooperazione, che racconta il viaggio di 250 donne provenienti da 28 paesi del mondo, che pedalano dentro un caleidoscopio di civiltà e contraddizioni, stabilendo un contatto con le donne del territorio, per costruire con loro un nuovo percorso di pace. Parteciperanno all'evento la Ciclofficina de La Strada, Le Donne In Nero e la Campagna Sport Sotto l’Assedio.

Esperienza unica nella capitale, diventato un punto di riferimento per il X Municipio, anche grazie ad uno sportello sulla tutela dei diritti delle donne che lavora in rete con istituzioni e realtà del territorio, il Lucha y Siesta “è il primo spazio nella storia di questa città che mette insieme la tematica dell’emergenza abitativa con l’istanza di autodeterminazione sociale e civile delle donne” spiegano le occupanti.

Attualmente ospita 16 donne e 7 bambini di età diversa: fra queste italiane, marocchine, equadoregne, tunisine, eritree, brasiliane, romene, russe, ucraine, che lavorano o che percepiscono una pensione, che non possono permettersi un affitto, che sognano un futuro diverso e senza violenza per loro e per i loro figli. Tutte senza una luogo dove abitare, perchè mandate via da case famiglia, centri antiviolenza che per legge, dopo sei mesi, devono lasciare. “Stiamo sperimentando una casa di accoglienza per donne e bambini in difficoltà dove è possibile riappropiarsi della propria vita, senza fretta – spiega Angela, attivista di Action/A. “Il ricambio avviene secondo il percorso individuale delle occupanti, perchè non esiste un tempo limite, ogni donna ha un suo tempo per riorganizzare la propria esistenza che non può essere quantificato”. Fra le campagnie promosse dal “Lucia y Siesta”, la battaglia per il riconoscimento del diritto all'alloggio E.r.p. per i nuclei single e per le donne vittima di violenza anche domestica, la creazione di una casa per le donne in ogni municipio e di una rete cittadina per attivare servizi di ascolto, orientamento e tutela per il riconoscimento dei diritti della donna e della differenza di genere.

di Loredana Menghi, tratto da Il Redattore Sociale


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