VENEZIA— Un clic, un breve testo e l’urlo dei trentaquattro che dicono no: «No alla Cgil, no allo sciopero, no all’invisibilità delle partite Iva, no a questo sindacato che non rappresenta più la realtà». Trentaquattro che in poche ore sono diventati centinaia, grazie all’effetto moltiplicatore della Rete.
A guidarli un nome che è una garanzia di lotta: Luca Casarini, leader dei no global diventato partita Iva e quindi ora molto sensibile ai problemi della cataegoria. Con lui ci sono fior di professionisti, consulenti, grafici, formatori, attori, registi, videomaker, operatori del sociale, architetti, programmatori, ricercatori, traduttrici, esperti di valutazione ambientale. Tutti uniti nella protesta contro il sindacato, contro «l’arma spuntata di uno sciopero cigiellino» in un rarissimo esempio di trasversalità che unisce rivoluzionari alla Casarini ad architetti in giacca e cravatta. Sono loro l’ « Onda delle partite Iva » , quel movimento nascente di opposizione alla protesta istituzionale. C’è un paradosso: il rifiuto della piazza di Luca il ribelle che nella piazza ha sempre respirato la sua aria preferita soffiandola a pieni polmoni sul megafono da disobbediente. E c’è un collante, fortissimo, atipico, economico: «Paghiamo le pensioni di altri. Il Fisco ci rapina in cambio di niente. E con noi anche i migranti...».Pescano dal bacino delle 173 mila partite Iva venete, si nutrono dell’incuranza dei palazzi, reclamano tutele, sparano su «Epifani che continua a difendere i dipendenti contrapponendoli un po’ a noi, come se noi fossimo gli evasori da combattere. Io dico basta, lo diciamo noi che siamo in tanti. La Cgil vuole mantenere una rappresentanza fra i vecchi. Giusto, bene, ma noi guardiamo al futuro e il futuro è il precariato, noi siamo gli operai di un tempo. E quindi è giusto aprire una nuova dimensione di lotta e di conflitto». Dire precari è quasi un alibi oggi, ricordano. «Ma la precarietà è un dato che riguarda ormai la vita intera e tutti i cittadini, che abbiano un contratto a tempo determinato o meno, che siano manager o operai». E giù con la lista dei perché: «Perché noi non abbiamo diritto ad alcuna cassaintergazione se perdiamo il lavoro? Perché non abbiamo diritto alla continuità di reddito? Perché, con la gestione seperata Inps, paghiamo contributi senza ricevere alcuna tutela? Perché non abbiamo diritto alla maternità, alla malattia, alle ferie? Perché dobbiamo subire gli studi di settore per "presunta colpevolezza"? Perché dobbiamo pagare Iva e Fisco alle scadenze prefissate, anche se aspettiamo per mesi i pagamenti dei clienti? Eppure per governi e sindacati siamo invisibili, precari in attesa di un posto fisso per la sinistra (cosa che non potrà avvenire mai e che spesso nemmeno cerchiamo) o di elemosina per la destra». Detestano naturalmente il grande triangolo governo - Confindustria - sindacato. «Modello tramontato, lo sa la Cgil che rappresenta i pensionati da lavoro dipendente del vecchio sistema, e lo sanno gli economisti, i giuslavoristi, i governanti».
L’Onda dell’Iva mira a un bacino di «milioni di persone che lavorano e pruducono senza diritti». Casarini, il designer e piccolo imprenditore Casarini, la partita Iva Casarini, non scende più in piazza. Ora il suo megafono è in questa stanza, è in un clic: «Ma non è virtuale, è reale, com’è reale questo consenso, queste adesioni. Come sono reali i soldi delle nostre tasse, com’è drammaticamente reale la nostra invisibilità».
Andrea Pasqualetto13 marzo 2010



