La Terza Repubblica dei movimenti
Considerazioni sull'alternativa e il conflitto costituente
Dopo la giornata del 15 Ottobre il movimento in Italia ha come compito prioritario quello di non farsi comprimere nella morsa delle semplificazioni o nelle secche dicotomie e, allo stesso tempo, di preservare il suo carattere aperto e molteplice. Questo rischio ci sembra sia stato delineato, meglio che da chiunque altro, dall'editoriale di Piero Ostellino apparso sulle pagine del Corriere della Sera. Ostellino, infatti, utilizza gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione per ammonire che non esistono possibilità di trasformazione dell'esistente che non siano chiuse nella scelta tra la guerra civile e il riformismo rispettoso della democrazia rappresentativa e delle regole del mercato capitalistico.
Dopo la giornata del 15 Ottobre il movimento in Italia ha come compito prioritario quello di non farsi comprimere nella morsa delle semplificazioni o nelle secche dicotomie e, allo stesso tempo, di preservare il suo carattere aperto e molteplice. Questo rischio ci sembra sia stato delineato, meglio che da chiunque altro, dall'editoriale di Piero Ostellino apparso sulle pagine del Corriere della Sera. Ostellino, infatti, utilizza gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione per ammonire che non esistono possibilità di trasformazione dell'esistente che non siano chiuse nella scelta tra la guerra civile e il riformismo rispettoso della democrazia rappresentativa e delle regole del mercato capitalistico.
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di Guido Viale - Il 15 ottobre scorso a Roma la rabbia di chi era deciso a manifestare la propria indignazione puntando ai "Palazzi" e ai simboli del potere è stata assai più facilmente "sfogata" a spese e contro il corteo e gli obiettivi di centinaia di migliaia di altre persone. Facendosene scudo e prendendole in ostaggio; e beneficiando, tra l'altro, di comportamenti delle forze dell'ordine che hanno enormemente facilitato quest'esito. Quelle persone si erano invece convocate e riunite per manifestare in tutt'altro modo: cioè pacificamente; e con tutt'altro obiettivo: quello di dare, innanzitutto a sé stessi, e poi al mondo intero, una immagine circostanziata e "aggiornata" delle forze e delle idee che si contrappongono alle scelte che stanno portando le loro vite, quella del nostro paese e quella dell'intero pianeta a imboccare una deriva senza ritorno.
di Giuseppe De Marzo, 21 ottobre - Un'occasione unica. Il 15 ottobre sarà ricordato come la data in cui per la prima volta in tutto il mondo l'egemonia culturale della governance globale è stata incrinata. Le politiche messe in campo per risolvere la crisi sono ritenute inadeguate in ambienti molto più ampi del perimetro sul quale siamo abituati a ragionare. Si è consumato il divorzio tra modello di sviluppo capitalista e democrazia liberale, rendendo ancor più evidente l'incapacità culturale del modello dominante di riassorbire la crisi come in passato. Per continuare a creare plus valore il sistema capitalista è costretto a liquidare quei diritti che sono parte anche del patrimonio di valori di una democrazia liberale.
Sono già moltissimi i commenti delle singole realtà e individualità che, a nome proprio, stanno ricostruendo e interpretando gli accadimenti avvenuti nella manifestazione del 15 ottobre. Queste prese di parola compongono un quadro molto differenziato ma ancora incapace di proporre un punto di vista comune in grado di rilanciare una nuova fase di movimento. Partiamo dunque da qui, dalla necessità di ricostruire una discussione pubblica di movimento che punti ad assumere per intero, senza reticenze e opacità di comodo, la problematicità dei fatti accaduti nella manifestazione di sabato a Roma, guardando però alla strada che dobbiamo costruire in avanti.