Fa la cosa giusta

11 tesi sul conflitto che viene e sul mondo da inventare
1. «Il mondo è tutto ciò che accade». Partiamo da Oakland.
Il 2 novembre è iniziata una nuova epoca per il movimento #occupy e, più in generale, per gli indignados. All'occupazione delle strade e delle piazze ‒ sul modello spagnolo e di Zuccotti Park ‒ si è accompagnato uno sciopero generale di potenza straordinaria. Bloccato il porto, fermi gli uffici pubblici. Fermi i trasporti su gomma e la produzione. A braccia conserte anche la polizia. E poi decine di migliaia in piazza, a presidiare la città, a consolidare la paralisi del porto.
Guardiamo ad Oakland come si guarda ad un prototipo. Lacunoso, indubbiamente, in parte immaturo, eppure in grado di mettere in forma, in modo temporaneo, il conflitto che serve, quello in grado di fare i conti con la nuova composizione del lavoro e con la violenza della finanza. Non è sufficiente il sindacato, infatti, ad organizzare un lavoro frammentato e fortemente precarizzato, da sempre immerso nei flussi comunicativi o costretto a prestazioni di tipo neo-servile. Se lo sfruttamento contemporaneo si disloca anche e soprattutto sul terreno dell'accumulazione finanziaria, la lotta di classe deve investire per intero la riproduzione sociale, la vita, la cooperazione extra-lavorativa.

Chi di sicurezza ferisce...

di Sandro Medici
20120106sicurezzaRoma è la città italiana con il più alto numero di morti ammazzati. L'ultimo l'orrendo omicidio di una bimba di 6 mesi e di suo padre. Sarebbe ingeneroso attribuire la colpa a Alemanno, ma lui continua a perseguire i poveracci mentre sono quintuplicate le licenze alle sale scommesse.
Per chi è diventato sindaco di Roma anche grazie al cinismo con cui ha usato la cronaca nera per indignare e spaventare, è davvero imbarazzante ritrovarsi oggi, dopo quasi quattro anni passati in Campidoglio, a contabilizzare le sparatorie, le aggressioni, gli stupri, i feriti, i morti. L'ultimo aveva sei mesi: è stata uccisa in braccio al padre, assassinato anche lui con un paio di colpi di pistola.
Sarebbe ingeneroso, oltreché strumentale, attribuire ad Alemanno per intero la responsabilità della pericolosa deriva criminale in cui sta scivolando Roma. Ma certo che fare il sindaco della città italiana con il più alto numero di morti ammazzati e non riuscire a fare altro che contrirsi, sta lì a segnalare la totale inadeguatezza della sua politica sulla sicurezza.

Verita e giustizia per Cristian De Cupis - Fiaccolata

Venerdi 16 dicembre, ore 18.00 - piazza Sauli
Non so praticamente nulla di lui.
So che aveva trentasei anni e che abitava a Garbatella.
Che il 9 novembre è stato arrestato vivo e che il 12 novembre è stato rilasciato morto.
Che su un muro del quartiere c'è scritto "Verità e giustizia per Cristian".
Il 9 novembre, alle ore 9, Cristian De Cupis, 36 anni, abitante e cittadino della Garbatella, viene fermato dalla polizia ferroviaria, accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.
Dopo nove ore trascorse presso la stazione degli agenti ferroviari Cristian è condotto al pronto soccorso del Santo Spirito di Roma.
Il 10 novembre, il giorno dopo, è trasferito al reparto di medicina protetta di Belcolle a Viterbo.
La mattina di sabato 12 novembre Cristian viene trovato morto nella sua stanza d'ospedale.

Crisi finanziaria e crisi della democrazia in Europa

Il ruolo dei comuni per i beni comuni
La cornice ineludibile in cui può inserirsi una rinnovata iniziativa municipalista è quella della crisi sistemica globale e dei suoi drammatici sviluppi in Europa.
Proprio qui, la crisi del debito sovrano di singoli Stati nazionali, con il potenziale rischio di default per paesi quali Grecia e Italia, si è trasformata nel giro di qualche settimana in crisi finanziaria in atto dell’intera Eurozona. Crisi cioè dell’unica forma che storicamente si è data di Unione Europea: quella definita dalla moneta unica.
Fin dalla sua origine, la costruzione sancita dagli accordi di Maastricht si è rivelata come la gabbia d’acciaio all’interno della quale sono state collocate e giustificate le politiche nazionali di taglio dei trasferimenti agli Enti locali e, più in generale, di perimetrazione e limitazione degli spazi effettivi di autonomia ed autogoverno delle comunità locali.

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