Comuni per i beni comuni. Un’occasione da cogliere

di Antonio Musella
La crisi ha una dimensione globale. Il vecchio continente è oggi in balia delle scelte della banca centrale europea, fortemente influenzata da quella tedesca. I governi degli stati nazione sono sempre più commissariati provocando la riduzione all'osso dello spazio della politica – e di conseguenza dell'incisività della pressione del conflitto sociale – sul processo di formazione della decisione sui temi economici e sociali. I governi alla “Merkozy”, o quelli alla Papademos e Monti, non sono altro che la tentacolare protuberanza degli attori di quel “finanzcapitalismo” ben raccontato da Luciano Gallino.

La disobbedienza dei beni comuni

di Alberto Lucarelli
Una democrazia rinnovata, una Rete di Comuni che parte dal locale ma non ha nulla di localistico. E che parta dalla centralità del lavoro.
È tempo che i Comuni italiani ritrovino su temi di interesse generale una piattaforma di valori condivisi e di proposte politiche da portare avanti, anche attraverso il conflitto, su scala nazionale.
È tempo di promuovere il progetto di una Rete dei Comuni per il Bene Comune, lanciato da Luigi de Magistris sulle pagine di questo giornale e sviluppato la scorsa settimana nei due incontri preparatori di Roma e Venezia, organizzati dal Centro studi per l'Alternativa Comune.

Difendiamo i beni comuni dalle liberalizzazioni

di Alberto Lucarelli
È necessaria una grande battaglia di civiltà contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali. E per dire al governo «tecnico» che l'acqua non si tocca. Un grande appuntamento a Napoli il 28 gennaio, con amministrazioni locali e movimenti.
Un governo "politico" in agosto ha violato la Costituzione reintroducendo, in contrasto con l'esito referendario del 12 e 13 giugno 2011, meccanismi concorrenziali e logiche di mercato per l'affidamento dei servizi pubblici locali (ad eccezione dei servizi idrici), determinando un preoccupante scollamento tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa. Un governo "tecnico", nella cosiddetta fase due della sua azione politica, vuole accelerare tale processo, con l'obiettivo di reintrodurre privatizzazioni forzate anche nel settore all'acqua.

Giu' le mani dall'acqua e dalla democrazia

acqua, il mio voto va rispettatoIl 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.

Articoli correlati