Comuni per i beni comuni. Un’occasione da cogliere
di Antonio Musella
La crisi ha una dimensione globale. Il vecchio continente è oggi in balia delle scelte della banca centrale europea, fortemente influenzata da quella tedesca. I governi degli stati nazione sono sempre più commissariati provocando la riduzione all'osso dello spazio della politica – e di conseguenza dell'incisività della pressione del conflitto sociale – sul processo di formazione della decisione sui temi economici e sociali. I governi alla “Merkozy”, o quelli alla Papademos e Monti, non sono altro che la tentacolare protuberanza degli attori di quel “finanzcapitalismo” ben raccontato da Luciano Gallino.
La crisi ha una dimensione globale. Il vecchio continente è oggi in balia delle scelte della banca centrale europea, fortemente influenzata da quella tedesca. I governi degli stati nazione sono sempre più commissariati provocando la riduzione all'osso dello spazio della politica – e di conseguenza dell'incisività della pressione del conflitto sociale – sul processo di formazione della decisione sui temi economici e sociali. I governi alla “Merkozy”, o quelli alla Papademos e Monti, non sono altro che la tentacolare protuberanza degli attori di quel “finanzcapitalismo” ben raccontato da Luciano Gallino.
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Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.