C'è vita su questo pianeta!
SI alla democrazia, NO al governo Berlusconi!
Tanti erano i motivi per andare a votare, tanti sono i motivi per festeggiare la vittoria del referendum. Da Piazza del Popolo alla Bocca delle Verità. Il 14 dicembre fu il giorno della rabbia, oggi quello della festa. Un anno di piazze piene, diritti e conflitti, dallo sciopero generale all'euro pride, le piazze delle donne, per l'acqua, per difendere cultura e formazione, le piazze in festa dopo le amministrative. L'Italia scende in piazza e da "sberle" al governo, l'Italia nelle piazze è l'opposizione, manda in crisi Berlusconi e costruisce consenso. L'esito del referendum è la prima vittoria per la generazione precaria, la generazione che non chiede delegati ma protagonismo, che stanca di subire l'esaurimento del proprio futuro, scende in piazza e vince. Sono belle e vive le nostre piazze, somigliano tanto alle piazze della "primavera araba".
Tanti erano i motivi per andare a votare, tanti sono i motivi per festeggiare la vittoria del referendum. Da Piazza del Popolo alla Bocca delle Verità. Il 14 dicembre fu il giorno della rabbia, oggi quello della festa. Un anno di piazze piene, diritti e conflitti, dallo sciopero generale all'euro pride, le piazze delle donne, per l'acqua, per difendere cultura e formazione, le piazze in festa dopo le amministrative. L'Italia scende in piazza e da "sberle" al governo, l'Italia nelle piazze è l'opposizione, manda in crisi Berlusconi e costruisce consenso. L'esito del referendum è la prima vittoria per la generazione precaria, la generazione che non chiede delegati ma protagonismo, che stanca di subire l'esaurimento del proprio futuro, scende in piazza e vince. Sono belle e vive le nostre piazze, somigliano tanto alle piazze della "primavera araba".
Piazze che scansano i partiti, che possono fare a meno delle televisioni di stato e delle grandi testate giornalistiche, una narrazione autogestita non più esclusiva ma pubblica, libera e maggioritaria. Le piazze del Mediterraneo impongono democrazia e cacciano governi regime. Le piazze del Mediterraneo sono molto vicine, le frontiere e i respingimenti le dividono, l'ACQUA le unisce.
In Parlamento non c'è l'Italia dei referendum, ma indietro non si torna. Partiti e politici non potranno non considerare il voto espresso. Le politiche libereste e i diversi governi che le hanno sostenute hanno perso. Il referendum lo abbiamo vinto, ora dobbiamo difendere almeno questo risultato prima di conquistare nuove vittorie. Nel nome del popolo sovrano.
Una vittoria immensa dieci anni dopo Genova. Il modo migliore per ricordare un evento che chiuse una stagione, non certo la voglia e la necessità di costruire un altro mondo possibile. A Genova nel luglio del 2001 per la prima volta si parlò di acqua pubblica, il forum sul contratto mondiale sull'acqua scelse la sua strategia, creare percorsi per la diffusione della cultura del bene comune e influenzare le scelte politiche dei governi. Declinare i grandi temi, attivare Rete e reti, la centralità dei territori, sono diventate le nuove parole e non l'ipocrita resa di un movimento sconfitto come la politica aveva decretato. Il referendum è la vittoria di questa idea, delle persone che hanno saputo alternare conflitto e raccolta firme, partecipazione e nuovi linguaggi. In Bolivia, a Cochambamba nel 2001, i movimenti per l'acqua vinsero una lunga e sanguinosa lotta contro la privatizzazione idrica. Da quella vittoria e quell'esempio in Sud America si sono affermati i governi del bene comune, capaci di cacciare privilegi e sfruttamento, ponendo al centro il tema della terra e delle persone, prima degli interessi. Quella vittoria ha cambiato ed influenzato gli equilibri della politica globale. Il mondo è grande e diverso, ma l'ACQUA ci unisce.